PSICOTERAPIA E MEDICINA CINESE

psicoterapia e medicina cinese

ESISTEVA UNA SORTE DI "PSICOTERAPIA" NELL'ANTICA MEDICINA CINESE?

La risposta (che forse deluderà) è: NO.
Ma leggi comunque fino in fondo.

L'ascolto profondo del disagio mentale come lo intendiamo oggi non era compito del medico cinese, ma neanche di monaci o dei saggi.

Un esempio concreto che smonta un mito diffuso: nei testi antichi (Ling Shu, Suwen, Shang Han Lun) non esiste una sola riga che colleghi il dolore fisico a metafore esistenziali tipo "dolore alla schiena = stai portando un carico emotivo" o "dolore allo stomaco = non digerisci una situazione della vita".

Queste frasi sono prive di qualsiasi radice nei testi classici di Medicina Cinese.

Ma allora cosa faceva il medico cinese di una volta? (ma anche quello attuale).

Ascoltava il paziente per capire la dinamica della malattia e in effetti faceva domande sulle emozioni predominanti o gli eventi recenti rilevanti, ma per osservare come il paziente parlava (tono, agitazione, apatia) e non cosa diceva sul suo vissuto.
Per la Medicina Cinese la psiche (Shen) non era divisa dal resto e lo stato emozionale serviva per capire come stavano gli organi interni. Le informazioni che raccoglieva servivano a formulare una diagnosi della circolazione di Q e Sangue; non a esplorare il mondo interiore.

Infatti non accompagnava il paziente in un'esplorazione narrativa del disagio, non cercava il "significato personale" della sofferenza e non favoriva "insight psicologici".
Se il paziente parlava molto, il medico tendeva a focalizzarlo sui sintomi oggettivi. Il dialogo era indirizzato per la diagnosi energetica, non alla risoluzione emotiva.
Il focus era: "dove il Qì è carente, in eccesso o bloccato" e non "Che cosa sta vivendo interiormente il paziente".

Per l'antica Medicina Cinese non esiste il concetto di "psiche individuale", né tanto meno un inconscio personale o un Sé da esplorare.
In parole povere, non gli importava a nessuno che tu fossi triste per la morte del tuo caro, ma gli importava come la tristezza impattasse nel tuo Qì e nei tuoi organi.

E questo non importava neanche ai monaci né i saggi.
Nel taoismo antico non c'era l'ascolto del disagio e non si analizzava l'esperienza personale.
La pratica era il silenzio, l'osservazione e la non-interferenza (Wu Wei - clicca qui per saperne di più).
Se uno parlava troppo del suo dolore veniva invitato a smettere di parlarne per non rinforzare le forme mentali.
Quindi: meno parole, non più parole.

Nel buddismo era ancora più radicale.
Il maestro non ascoltava per convalidare il vissuto, ma per interrompere l'attaccamento alle storie mentali. Spesso lo faceva con frasi spiazzanti, silenzi e paradossi.
Non c'era empatia narrativa né portare coscienza all'esperienza mentale, si mirava a dissolvere l'identificazione con il disagio, non a esplorarlo.
Si può dire che praticamente era l'opposto della psicoterapia.

Nel confucianesimo era ancora diverso: l'ascolto serviva a "educare" e correggere il comportamento sociale secondo i canoni, non a esplorare l'interiorità.

Il fatto che non esistesse ascolto profondo non significa che il paziente fosse ignorato o la sofferenza negata. L'approccio era che la cura non passava dalla narrazione ma dalla regolazione del respiro (Qi), del nutrimento (Jing) e dello stile di vita, in questo modo si influenzava naturalmente la mente (Shen).

L'idea che l'antico oriente fosse "più psicologico" è un mito moderno.
L'ascolto profondo (che a mio modesto parere è assolutamente positivo e da coltivare) nasce solo quando emerge l'individuo come soggetto "psicologico" e questo avvenne in occidente tra XIX e XX secolo, con Freud, Jung e le scuole successive.
Proiettare questa sensibilità sull'antica Cina è storicamente errato ed è un atto di occidentalizzazione forzata.

La saggezza orientale era diversa dal nostro immaginario.

Nota storica: le uniche "interpretazioni simboliche" documentate nei classici riguardano i sogni (Ling Shu cap. 43), ma sempre in chiave fisiologica (es. "eccesso di Qi del Fegato = sogni di rabbia o scene verdi") ma mai come messaggi esistenziali da decodificare per cambiare vita.

 Francesco Bozzeda      
Medicina Tradizionale Cinese
Specialista in TūiNá       

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